A DECENT RUN

Tom Raworth Giancarlo Nino Locatelli, Pipeline
FORMATO: CD / LP / Digitale
CATAOLOGO N. LP/CDWEIN36
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Pipeline

Tom Raworth: poesie, voce registrata
Carla Kihlstedt: voce, violino, viola
Giancarlo Nino Locatelli: clarinetti, fisarmonica, carillon
Sebi Tramontana: trombone
Alberto Braida: pianoforte
Luca Tilli: violoncello
Andrea Grossi: contrabbasso
Cristiano Calcagnile : batteria, percussioni
+
Valeria Sturba: voce (04, 10)
+
CLANDESTINI
John Corbett & Terry Kapsalis registrazione di un carillon fatto da T. Raworth, Lou Mallozzi giradischi e fischi,  Steve Beresford pianoforte e piccoli oggetti, Valeria Sturba theremin, Paolo Gaiba Riva clarinetto contralto e elettronica, Bruce Ackley sax soprano, Joelle Leandre contrabbasso e voce, Charbel Haber elettronica, Gabriele Mitelli trombino e elettronica, Gianmaria Aprile chitarra e effetti, Larry Ochs sax tenore, Mazen Kerbaj tromba

Composizioni di Giancarlo Nino Locatelli e Steve Lacy (*), Cyla Music**
Arrangiamenti di Giancarlo Nino Locatelli
Registrato al Cicaleto Recording Studio, Arezzo, dal 22 al 27 luglio 2024
Registrato da Jacopo Malusardi con il supporto di Paolo Alberta
Editing, Missaggio e Mastering di Jacopo Malusardi
Immagine di copertina di Giovanni D’Agostino
Foto interne di Luciano Rossetti
Note di copertina di Giancarlo Nino Locatelli
Grazie a Tom e a tutte le persone, musicisti e non, che mi hanno accompagnato in questo percorso, anche a quelle che non verranno menzionate; a Franco Beltrametti, Gianantonio Pozzi, Rita Degli Esposti, Armando Pajalich, Anna Ruchat, Giona Beltrametti, Miles Champion, Alan Brenik, Ben, Lloyd, Bruno, e Aram Raworth, Giovanni, Michele e Sara D’Agostino.
Per la loro collaborazione e complicità ringrazio i musicisti dell’ensemble Pipeline, anche quelli che non ne fanno più parte, e insieme a loro Jacopo Malusardi.
Grazie a Valeria Sturba per la cura e il coinvolgimento.
Grazie al Cicaleto Recording Studio.
Grazie a tutti i “Clandestini” per la loro disponibilità e a Francesco Aroni Vigone e Fabio Martini per i loro preziosi consigli.
Un grazie speciale a Maria Borghi; senza la sua determinazione e il suo supporto tutto questo non sarebbe stato possibile.
Questo lavoro è dedicato a Simona “amor del mi’ amor, luce della mia luce, vita della mia vita”. Non ci sono parole con cui io possa ricambiare il suo amore ne raccontare il suo sostegno e la nostra vicinanza.

Prodotto da WE INSIST! ets, 2026
Editore WE INSIST! Ets
Progetto grafico di Maria Borghi
Stampa vinile Rand Muzik/Vinilificio, Marzo 2026
Stampato da Grafiche Mariano S.r.l., Marzo 2026

A Decent Run è un percorso iniziato nel 2000 e registrato nel 2024, sette anni dopo la morte di Tom Raworth, autore delle poesie che ho utilizzato per scrivere dieci brani, dieci canzoni, a cui ne ho aggiunte due di Steve Lacy. Un viaggio che contiene tante musiche diverse, testi, immagini, suoni, ma definito da un principio unico: l’idea di musica/improvvisazione come processo collettivo, corale, nel quale dare importanza e risalto alle singole voci, strumenti, ospiti, parole. L’aspetto corale che caratterizzava Ahead of July (We Insist! 035), concerto totalmente improvvisato, lo ritroviamo qui alle prese con materiale scritto, in rapporto stretto con la parola parlata e cantata.”

(Giancarlo Nino Locatelli)

CD

CD 1
01 Situations* – 6.21
02 Poetry – 6.27
03 In Memoriam L. W. – 4.43
04 Vita Cortese “Tara” – 9.39
05 Sign of Time – 5.08
06 Warm Autumn Problem – 4.33

CD 2
07 Colonel Eternal  – 4.48
08 Rodhopsin Blues  – 6.08
09 Translation – 5.57
10 Oppio Inglese – 7.55
11 A Decent Run – 5.22
12 Absence**  – 7.39

LP

LATO A
01 Situations* – 6.21
02 Poetry – 6.27
03 In Memoriam L. W. – 4.43

LATO B
04 Vita Cortese “Tara” – 9.39
05 Sign of Time  – 5.08
06 Warm Autumn Problem – 4.33

LATO C
07 Colonel Eternal  – 4.48
08 Rodhopsin Blues – 6.08
09 Translation – 5.57

LATO D
10 Oppio Inglese – 7.55
11 A Decent Run – 5.22
12 Absence** – 7.39

“La mia idea è di andare dall’altra parte, sai. E di essere completamente vuoti e poi vedere cosa suona”.

(Tom Raworth)

Tom Raworth c’è sempre una piccola pausa tra pensiero e azione Franco Beltrametti si chiama riflessione ed è contemplativa e regala distacco come una sorgente inesauribile TR è il concetto di capire cosa c’è, riveli quel che c’è piuttosto che creare qualcosa con l’intenzione di creare FB l’attenzione è la cosa che conta e il caso è l’altro angelo e sono tutti e due angeli buoni e concreti TR e la musa? FB le tengo sempre la porta aperta, se viene welcome, se non viene aspetto con paziente impazienza

(da CHOSES qui voyagent, ed. Mazzotta)

TOM

Ho conosciuto Tom nel febbraio del 1992 e ci siamo incontrati l’ultima volta il 21 novembre 2015, a Venezia.
Durante questi anni ci siamo sentiti regolarmente e incontrati due tre volte l’anno. Abbiamo collaborato in contesti diversi: reading poetici, inaugurazioni di mostre, concerti e performance, piccole cose.
Nel 1995 Tom ha partecipato alla registrazione de Il Grande Quarto d’Ora, un mio lavoro sui testi di Franco Beltrametti, nel quale legge testi di Franco e Absence, una poesia a lui dedicata. Il disco ha in copertina un suo collage.
Ho pensato e penso a Tom ogni giorno. A Tom, a Franco, a Steve, e a tutte quelle persone che sono presenze in quello che faccio, in quello che ascolto, in quello che trovo.
Lo scorrere del tempo è la materia nella quale la musica si rivela. Tom lo osserva e ne parla in molte delle poesie che ho musicato.
Tom è morto l’8 febbraio 2017.
Mi manca.

DA DOVE

Tutto nasce dall’incontro, dall’assonanza e dalla pazienza. Come un filo teso nel tempo e nello spazio l’incontro si ripete reale o virtuale, telefonico o epistolare, o anche per interposta cosa o persona.

Tutto nasce dal piacere di discutere e scherzare attorno a un tavolo, dall’amicizia. Dall’assonanza di gusti, umori e atteggiamenti. Dalla condivisione di una pratica del fare. Dalla pazienza di saper aspettare. Dalla fiducia che le cose quando devono arrivare, arrivano. Potremmo anche definirla lentezza. In questa apparente immobilità di superficie, si sta vigili finché ci si accorge che finalmente qualcosa sta passando e quindi, rapidamente, lo si coglie.

LA POESIA

“Gli scritti di Tottering State (O Books, 2000) sono ardenti, contrariati, saggi, brillanti, sottili e gravi. Sono sensibili sia alle minuzie che alla enorme pressione che esercitano il linguaggio e la vita. Sono esplorazioni, non risultati. E tuttavia fanno delle richieste, e le conseguenze si verificano continuamente. Alcune di queste conseguenze sono divertenti (Tom Raworth ha sia un tragico senso del comico che la consapevolezza dell’inevitabilità dei casi della vita), altre spaventose o tristi. Queste sono tra le opere più grandi dei nostri tempi”.

(Lyn Hejinian)

LA STRUTTURA

All’interno dello stesso brano musicale, di ogni poesia vengono date, quando possibile, due versioni. Una parlata e una cantata.
In un caso, Translation, il testo della versione cantata è stato da Tom appositamente riscritto.
In ogni brano convivono suoni preparati e non preparati, parti strutturate e parti improvvisate, l’estrema organizzazione e il caso.

I MATERIALI

L’ascolto, il suono, la voce, il rumore, la parola, il canto, le relazioni, l’ascolto.

I rapporti tra: voce parlata e suono / suoni e voce parlata / voce e canto / suoni e voce cantata / voce parlata e voce cantata / un gruppo di musicisti, strumentisti, improvvisatori, compositori, con una materia musicale preparata e non preparata, con indicazioni precise e totalmente imprecise, con la disciplina e la completa  libertà.

IL TITOLO

La prima ipotesi concreta di un lavoro assieme a Tom appare nei miei quaderni nel 2000 con il titolo di Testo a Fronte. Me n’ero dimenticato. Il primo titolo che ricordavo era Transmutation. Sapevamo da subito infatti che il tutto avrebbe avuto a che fare con la trasformazione, la trasmutazione: dall’inglese all’italiano, dal parlato al cantato, dalla parola al suono, dai suoni al canto, dalla parola scritta alla parola detta, dello stesso testo in un altro, dei ritmi di questo nei ritmi di quello, di chi suona, di chi ascolta, dei segni grafici in suoni e altro.
Traduzione, trasformazione, variazione, trasmutazione, transmutazione, mutazione, permutazione, cambiamento…
Tra le righe c’era anche la suggestione dei titoli di tanti lavori Coltraniani: Expression, Meditations, Ascension, Impressions.
Un giorno però, seduti al tavolo, mentre Tom mi raccontava di una proposta fatta a una banca di finanziare un suo cortometraggio nel quale si recava allo sportello e finiva la somma con cui era entrato continuando a cambiarne la valuta, ci siamo imbattuti, non si sa bene per quali associazioni e comunque ridendo a crepapelle, nell’idea della cosa più inutile al mondo e perciò la più interessante e divertente: L’indice alfabetico del dizionario, The Alphabetical Index of the Dictionary. Il titolo del lavoro era cambiato e da quel momento cominciammo a parlarne chiamandolo il “nostro” Index.
Quando lessi l’ultimo messaggio lasciato da Tom nel suo sito, mi resi conto che senza di lui il lavoro sarebbe stato un’altra cosa e che il nostro Index non c’era più.
Decisi così, nuovamente, di cambiare titolo e usare le sue ultime tre parole. Parole che continuano a risuonare e che come uno schiaffo sintetizzano il suo pensiero: “Bit of it all have been fun, and it’s been a decent run”.

LA MUSICA

Il lavoro parte dal suono del testo letto dalla voce del suo autore.

Dall’indagine sul suono e sul rapporto fra i suoni. Dalla sovrapposizione dei suoni, delle voci e dei piani sonori: non solo acuto/grave, piano/forte, lento/veloce, ma anche vicino/lontano, qui/la, come un desiderio di polifonia nello spazio, di polifonia di polifonie. Dal continuo cambiamento del punto di vista e dalla moltiplicazione dei punti di vista, prospetticamente rivolti ora all’infinitamente piccolo ora all’infinitamente grande, al passato e contemporaneamente al futuro.

Processo di scoperta il cui fine ultimo, così come il suo inizio, è l’ascolto.

CARILLON

Durante reading poetici, performance e concerti Tom era solito prendere il suo carillon a nastro, scrivere un nome, una parola o un termine per lui importanti in relazione all’evento e bucare il nastro di carta seguendone la scritta. Il suono che ne scaturiva era per lui la musica del momento, il tributo sonoro a una persona, a un’idea, a un tema.

Seguendo il suo esempio ho scritto i titoli dei brani in un procedimento casuale senza prevedere e organizzare il risultato. Alla fine della residenza ho registrato i carillon/titoli che ho poi editato nei vari brani cercando di utilizzarli in maniera diversa e collocandoli temporalmente e spazialmente nel modo per me più vario e ricco possibile.

CLANDESTINI

Tom ad un certo punto mi mandò una lista di persone che avrebbero potuto essere interessate e/o interessanti al/per il nostro “lavoro”. Fra poeti, editori e amici anche una quindicina o poco più di musicisti. Erano passati molti anni ma, che li conoscessi o no, ho invitato tutti quelli che sono riuscito a contattare a regalarmi una firma sonora, un gesto musicale da aggiungere alla registrazione. Un gesto di amicizia e di presenza. Mi piace sempre provare ad avvicinare i lontani e avere voci “altre” che modificano e sorprendono, che cambiano la prospettiva. Ho fatto la stessa cosa anche con Gabriele, Gianmaria e Paolo, tre musicisti che hanno fatto parte, in momenti diversi, dell’ensemble.

Alcuni interventi durano pochi secondi altri sono più lunghi. Ho chiamato queste presenze Clandestini e li ho aggiunti, così come i carillon, durante la fase di editing e prima del missaggio.

CARLA KIHLSTEDT

Ho impiegato molto tempo a capire chi potesse cantare le canzoni che avevo scritto sui testi di Tom. L’attesa e la pazienza sono state ripagate oltre ogni limite. Non riesco ad immaginare questi brani cantati da qualcun altro che non sia Carla.

PIPELINE

Seguendo oblique associazioni accosto il termine pipeline all’idioma giapponese Ishin-denshin: “ciò che la mente pensa, il cuore trasmette”, quindi alla comprensione silenziosa, alla comunicazione non verbale.

Pipeline è un gruppo mobile ed eterogeneo di scoperta musicale, in cui convivono artisti di diverse generazioni, che operano in mondi artistici e musicali differenti: il jazz, la musica classica, l’improvvisazione radicale, il rock, il noise, l’ambient sperimentale, l’elettronica e la poesia.

Pipeline è sì un ensemble, ma è anche un progetto di convivenza e di accoglienza, che assume una connotazione sociale e politica in quanto si è chiamati a mettere in campo il proprio desiderio di collettività e di comprensione dell’altro.

“Molti potrebbero dire, leggendo queste pagine, che siamo capaci solo di ridere. Non conoscono il potere della risata, né la promessa di fuga che contiene”. (Tom Raworth, lettera a Hans Arp)