lubok

Andrea Grossi - Blend 3
FORMATO: CD / LP / Digitale
CATAOLOGO N. N. CDWEIN04 / LPWEIN05
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Andrea Grossi BLEND 3
Lubok

Manuel Caliumi: sassofono contralto
Michele Bonifati: chitarra elettrica
Andrea Grossi: contrabbasso, composizioni

Grazie a: i miei genitori (Gianni e Monica) e la mia famiglia, che mi hanno dato la libertà di scegliere la mia strada; il mio mentore (Roberto Bonati), che mi ha fornito gli strumenti per cercare la mia strada; Caterina, che mi accompagna qualunque strada io scelga.
Grazie anche a Simone Sanvito, Grace Young e Ricardo Costa per le traduzioni.
Un ringraziamento speciale a Maria Borghi e Nino Locatelli di WE INSIST! Records che hanno creduto in me e nella mia musica, accettandola senza compromessi.

Registrato da Gianmaria Aprile (Dr. Capricorn) presso Argo Laboratorium, Gorla Maggiore (VA), il 24 e 25 settembre 2018.
Mixato da Simone Coen (Assistente tecnico: Vito Ruggieri) presso Chocolate Audio Studio, Seregno (MB).
Masterizzato da Andrea De Bernardi presso Eleven Mastering, Busto Arsizio (VA).
Copertina: Lubok originale “Koncert ital’janskoj truppy” (concerto di una compagnia italiana), litografia, 1889.
Note di copertina di Roberto Masotti / Foto della band di Anna Ferro / Foto della sessione di registrazione di Gianni Grossi.

Prodotto da WE INSIST! Records

Concerto di una compagnia italiana
“Andiamo a casa, Fëkla Kuzminišna! Che razza di musica è questa? Ho buttato via i miei soldi. Sembrano cani che ululano davanti a un cadavere… Ma possiamo paragonarli al nostro Van’ka?! Quando suona la balalaika, ti fa venire la pelle d’oca!”

Il lubok era un tipo di stampa popolare russa molto diffusa nel XIX secolo, colorata a mano da donne che dipingevano grandi macchie di colori vivaci sulle scene raffigurate. La sovrapposizione dei colori e delle scene metteva in risalto alcuni dettagli dell’immagine e, allo stesso tempo, creava una sorta di struttura astratta in contrapposizione all’immagine originale.
Dopo aver visto alcune di queste stampe, sono rimasto profondamente colpito. Il forte contrasto tra il colore puro e brillante e la semplicità – anche se spesso raffinata – della stampa, e il fatto che quelle macchie molto luminose mettessero in risalto alcuni tratti dell’immagine sottostante, hanno immediatamente creato un intero universo di sonorità dentro di me.
Da tempo lavoro cercando di fondere e mescolare linguaggi diversi, da cui il nome Blend, e mi sembra che il lubok, in qualche modo, simboleggi la mia fase di ricerca basata sulle “tradizioni” musicali del 1900, ma anche su uno stile personale e lungimirante.

Blend 3 è un organismo composto da tre personalità diverse ma simili. Il gruppo esplora le diverse sonorità di un trio che, senza un repertorio prestabilito, utilizza la composizione e l’improvvisazione come uniche risorse.
Grazie a questa combinazione di composizione e improvvisazione, ciò che è già scritto viene proposto in modo originale e rivisitato di volta in volta. Allo stesso tempo, l’improvvisazione come pratica reale piuttosto che come genere viene sviluppata con una profonda funzione compositiva. Blend 3 non sa quanti brani suonerà o per quanto tempo improvviserà. L’unica cosa che sa è la sua esigenza primaria: prendere vita ripetutamente ricercando un costante senso di unicità.

Mendicus. Fa parte di una serie di piccole composizioni basate sui cosiddetti
“pedali intervallari”, brani musicali generati a partire da un ostinato molto semplice di due o tre note. Il pattern ostinato non viene utilizzato per delineare l’ambito armonico tonale/modale, ma piuttosto per determinare l’area degli intervalli da esplorare al fine di sviluppare ulteriormente la composizione e l’improvvisazione. Mendicus implementa ritmi non retrogradabili, intervalli di terza (maggiore e minore) e intervalli di seconda minore.
Iwato (dedicato a Giancarlo “Nino” Locatelli). Un brano modale molto melodico.
Prende il nome da una modalità della scala Hirajöshi, utilizzata nella musica tradizionale giapponese per il koto.
Il tema – in forma ABA – lascia spazio prima e/o dopo a uno sviluppo libero dalla struttura, ma che non abbandona il suono della modalità.
Ru-Bok (“Russian Lubok” dedicato a Roberto Bonati). Rappresenta una sorta
di traduzione istantanea di ciò che è visivamente un lubok. Mentre il sassofono esegue un assolo lirico che incorpora piccoli frammenti di grandi opere di compositori russi (Stravinskij, Prokof’ev, Mussorgskij, Rimskij-Korsakov e altri), il contrabbasso e la chitarra – come un unico strumento – stendono lunghe macchie di colore che coprono/evidenziano il quadro melodico dipinto dal solista.
SnailTale (dedicato a Michele Bonifati). L’unica vera “canzone” dell’album. È stato originariamente scritto per un vecchio quartetto di Michele chiamato SnailTail di cui facevo parte.
Una melodia molto semplice è giustapposta a un’armonia complessa, che riarmonizza le poche note del tema ad ogni ripetizione rendendole continuamente nuove e diverse.
MC (dedicato a Manuel Caliumi). È stato scritto utilizzando un sistema personale di
“traduzione delle note” delle lettere dell’alfabeto italiano (in questo caso le lettere del nome “Manuel Caliumi”). Il risultato è un brano ritmico e strumentalmente impegnativo, che tuttavia non perde l’impronta poetica e melodica, tutte caratteristiche del dedicatario.

01 Prologue * 2.55
o2 Mendicus (Part 1) 2.36
03 Mendicus (Part 2) 5.51
04 Iwato 3.24
05 Ru-Bok 4.25
06 MC 7.46
07 SnailFail ** 3.11
08 SnailTale 4.40
09 Van Gundy’s Retreat *** 5.54

Tutte le composizioni sono di A. Grossi
eccetto per: * di M. Caliumi, M. Bonifati, A. Grossi / ** di M. Bonifati / *** di Tim Berne